{"id":1585,"date":"2020-04-01T16:38:47","date_gmt":"2020-04-01T14:38:47","guid":{"rendered":"http:\/\/trofeo112.it\/?p=1585"},"modified":"2020-05-01T12:17:15","modified_gmt":"2020-05-01T10:17:15","slug":"quante-botte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/trofeo112.it\/index.php\/2020\/04\/01\/quante-botte\/","title":{"rendered":"QUANTE BOTTE!"},"content":{"rendered":"\r\n<p>di Fabrizio Zugliano.\u00a0<\/p>\r\n<p>Quante botte\u2026. e non solo sul Cerro!!<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Non \u00e8 proprio un ricordo di una gara agonistica, in ogni caso \u00e8 successo durante una gara di Trofeo.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Un noto proverbio dice che\u2026\u201dIl buon giorno si vede dal mattino\u201d. Ma viene da pensare che potrebbe essere anche il contrario, cio\u00e8 che non sia proprio un bel giorno, \u2026. se le cose vanno storte.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Questo \u00e8 quello che ho pensato alla mia prima gara del Trofeo 112, il 9\u00b0 Rally valli Piacentine del 27-29 luglio 1979.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Con Pietro Corredig ci conoscevamo da tempo, per avergli fatto assistenza a qualche gara o comunque perch\u00e9 ci incontravamo in giro a vedere qualche rally.\u00a0 Proprio nel 1979, dopo che al rally dell\u2019Isola d\u2019Elba io, Mauro Zamparutti e Alessandro Billiani avevamo fatto una scommessa, avvalorata da una banconota da mille lire divisa in tre parti uguali che consisteva in una promessa di mettersi a gareggiare seriamente nei rally, quella era una delle mie prime gare, sicuramente la pi\u00f9 importante. In precedenza avevo fatto un paio di rally di seconda serie con Roberto Flocco un pilota di Trieste e debuttato con la &#8216;tuta ignifuga&#8217; al Rally del Bellunese con Max Novello con una A112, praticamente stradale tant&#8217;\u00e8 che avevamo pure l&#8217;autoradio, vincendo peraltro subito la classe.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Qui per\u00f2, al Valli Piacentine, si cominciava a fare sul serio ed era la prima gara con Pietro Corredig. Dicevo della tuta. A quell&#8217;epoca nei rally di seconda serie non c\u2019era obbligo di tuta ignifuga e quindi si correva con jeans e maglietta. Al Rally del Bellunese, nazionale, la tuta l\u2019avevo presa in prestito, come credo facessero una buona parte dei piloti-navigatori all&#8217;epoca, da Pietro del Pup che gi\u00e0 correva, e vinceva, con Pigi Comelli nel Trofeo.\u00a0 Approfittando degli sconti che la Sparco concedeva a chi era iscritto al Trofeo 112, a Piacenza mi feci portare dal Signor Parisi la tuta. Ricordo ancora l\u2019acquisto, ben 157.500 lire!, presso la Astra, sede delle verifiche e parco partenza, e il Signor Parisi con la Fiat 131 familiare(credo). Ovviamente la tuta ignifuga aveva un significato particolare, ti faceva sentire un \u201cvero\u201d pilota o navigatore. Ero talmente esaltato che, complice anche il caldo, ho avuto parecchie difficolt\u00e0 ad indossarla talmente sudato che ero.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Solo per dovere di cronaca quell&#8217;edizione del Rally Valli Piacentine si ricorda per l\u2019alto numero di partecipanti, forse una delle gare con pi\u00f9 partenti in Italia. I Grandi partivano alle 16,01 e l\u2019ultimo il n\u00b0 241, Rasmo-Zuccoli, alle 19,14, mentre il primo del Trofeo partiva alle 19,17 e l\u2019ultimo alle 19,56. Fate voi un po\u2019 di conti per sapere quante macchine c\u2019erano!<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Avevamo provato la gara il weekend precedente e quindi tutto ok per la gara. Sar\u00e0 stato il caldo o non si sa cosa ma gi\u00e0 alla prima P.s. abbiamo problemi con il motore che \u201cratava\u201d. Pietro pensa che ci sia un problema alla pompa della benzina e proviamo a buttare acqua, pi\u00f9 o meno fresca, sulla pompa per cercare di risolvere il problema. \u2018Portiamo fuori\u2019 il Cerro, chi l\u2019ha fatto credo convenga con questa espressione\u2026, con il ventitreesimo tempo, ma il problema si ripresenta sulla successiva e quindi siamo costretti al ritiro.\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Ovviamente all&#8217;epoca non c\u2019erano i telefonini, al massimo i \u2018baracchini\u2019 ma noi non avevamo neanche quelli e quindi Pietro mi disse che bisognava andare a cercare l\u2019assistenza per cercare di rimettere in moto in qualche modo l\u2019auto o recuperarla con il carrello. Si decise che toccava a me e quindi in autostop faccio il percorso fino al punto di assistenza precedentemente concordato. Con evidenti difficolt\u00e0 perch\u00e9 oramai \u00e8 buio. Ovviamente non trovo gli amici che ci facevano assistenza perch\u00e9 nel frattempo avevano deciso di fare il percorso a ritroso e venirci a cercare. Mi fermo quindi al controllo orario di Rivergaro dove speravo mi venissero a riprendere. Al controllo orario non c\u2019erano i cronometristi ma solo il cartello di avviso controllo e il tavolino. Praticamente solo, in mezzo alle colline, in una non ben precisata ora della notte. Ad un certo punto arrivano tre auto, si fermano e scendono 6-8 ragazzi sui 25-30 anni. Bene dico: qualcuno che mi pu\u00f2 portare su una statale e da l\u00ec, sempre in autostop, trover\u00f2 qualche buon anima che mi porta in albergo a Piacenza.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Quasi\u2026\u2026. Non \u00e8 andata proprio cos\u00ec.\u00a0<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>I ragazzi scendono e si fa avanti uno non grande, tarchiato, che sembrava fosse il \u2018capo\u2019, e mi chiede con aria un po\u2019 da sbruffone che ci faccio a quell&#8217;ora l\u00ec e perch\u00e9 sono vestito a quel modo. Gli rispondo che \u00e8 in corso il Rally valli Piacentine, che sono un concorrente e che sto cercando di rintracciare l\u2019assistenza perch\u00e9 la nostra auto ha avuto dei problemi e ci siamo ritirati. Mi risponde che siamo in estate e carnevale \u00e8 passato da un bel po\u2019 per andare in giro vestiti in maschera, facendo evidentemente riferimento alla tuta che avevo addosso. Non finisco neanche di capire la frase che mi arriva un pugno in faccia e il \u2018tipo\u2019 comincia a menare anche calci. Sono un po\u2019 stordito, vedo le altre persone che erano con lui che ridono ma fortunatamente non lo imitano. Cado a terra, complice il buio faccio fatica anche a trovare gli occhiali. Non mi vergogno a dire che ho pensato al peggio. Facendo anche un po\u2019 di scena, in effetti le botte ricevute non erano poi cos\u00ec forti, mi rannicchio, rotolo in un fossato e mi lamento per le botte ricevute. Il \u2018tipo\u2019 desiste e fortunatamente il gruppo risale in macchina e partono sgommando.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Per un po\u2019 rimango nel fossato, poi pian piano risalgo in strada e cerco di capire che cosa \u00e8 successo. Passa un po\u2019 di tempo e sento arrivare un\u2019altra auto. Con diffidenza mi sporgo dal bordo strada, guardo chi \u00e8 in arrivo ma mi accorgo che \u00e8 una delle tre auto giunte prima. Se ricordo bene una Fiat 128 blu.\u00a0 A quel punto scappo dentro un campo di granoturco che, complice la notte, avrebbe potuto in qualche modo proteggermi o perlomeno mi dava la possibilit\u00e0 di nascondermi. Confidavo nel ritorno, pi\u00f9 o meno veloce, dei cronometristi per il secondo giro del rally. Dalla 128 scendono in due e cominciano a chiamarmi. Mi rassicurano e mi dicono di non avere paura che mi spiegano tutto, c\u2019\u00e8 stato un malinteso. Io non rispondo per non farmi scoprire. Questi insistono, dicono che il \u2018tipo\u2019 che mi ha menato non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Dal tono della voce sembrano brave persone, e mi convincono ad uscire dal campo di granoturco dopo un bel po\u2019 di \u2018trattative\u2019.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Ci presentiamo, ovviamente tremavo tutto, e mi spiegano che purtroppo ho imbroccato la classica serata sbagliata. Mi dicono che sono amici, o meglio conoscono il \u2018tipo\u2019 che mi ha picchiato e che lui era <strong><em>uscito di<\/em><\/strong> <strong><em>galera<\/em><\/strong> la sera stessa. Aveva bisogno di sfogarsi con qualcuno e lo ha fatto con me. A loro dispiaceva molto ma prima non potevano intervenire per non fare arrabbiare ancora di pi\u00f9 il \u2018tipo\u2019. Sono gentili, mi chiedono spiegazioni sul rally e sulla nostra gara. Si rendono disponibili a portarmi a cercare l\u2019assistenza. Con un po\u2019 di titubanza salgo in macchina e ci avviamo verso Piacenza. Dell\u2019assistenza nessuna traccia, quindi gli propongo di portarmi in albergo. Intanto \u00e8 venuto giorno e prima di lasciarmi in albergo mi offrono una abbondante colazione scusandosi per l\u2019accaduto. Questi due non erano brutte persone, anzi, probabilmente non erano neanche troppo amici del \u2018tipo\u2019. E un po\u2019 di coscienza l\u2019hanno pure avuta.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Certo che per la mia prima gara di Trofeo non era proprio questo quello che mi sarei aspettato!!<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>La timidezza, la prima \u201cvera gara\u201d, la scarsa conoscenza dei ragazzi dell\u2019assistenza, etc., fatto sta che non mi sono sentito di raccontare questo fatto a nessuno, nemmeno a Pietro. L\u2019ho fatto una quindicina di anni dopo, quando oramai avevo smesso di correre e ovviamente le ho sentite sia da Pietro che dai ragazzi dell\u2019assistenza. Che, dicono, se l\u2019avessero saputo a tempo, sarebbero andati a cercare il \u2018tipo\u2019 e di sicuro non gli avrebbero fatto passato un quarto d\u2019ora facile.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Dopo quel brutto episodio per\u00f2 sono arrivate anche soddisfazioni, secondi e terzi posti, culminate nel titolo assoluto del 1984, pur con un mio minimo contributo, e che condivido con Mauro Zamparutti e Raffaele Caliro, tutti e tre navigatori di Pietro Corredig in quell&#8217;ultimo anno del TROFEO A112.<\/p>\r\n<p>&nbsp;<\/p>\r\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Fabrizio Zugliano.\u00a0 Quante botte\u2026. e non solo sul Cerro!! Non \u00e8 proprio un ricordo di una gara agonistica, in ogni caso \u00e8 successo durante una gara di Trofeo. Un noto proverbio dice che\u2026\u201dIl buon giorno si vede dal mattino\u201d. 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