{"id":1881,"date":"2020-04-19T15:05:17","date_gmt":"2020-04-19T13:05:17","guid":{"rendered":"http:\/\/trofeo112.it\/?p=1881"},"modified":"2020-04-29T14:44:28","modified_gmt":"2020-04-29T12:44:28","slug":"le-occasioni-mancate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/trofeo112.it\/index.php\/2020\/04\/19\/le-occasioni-mancate\/","title":{"rendered":"LE OCCASIONI MANCATE"},"content":{"rendered":"<p>di Fabio Coppa.<\/p>\n<p>Ripercorrendo la storia del Trofeo A 112 a distanza di quattro decenni, non posso che riaffermare due mie convinzioni.<\/p>\n<p>La prima \u00e8 che gli otto campionati disputati possono grosso modo dividersi a met\u00e0: i primi quattro all&#8217;insegna dei grandi campioni e delle grandi opportunit\u00e0 ed i quattro successivi, pur facendo salve alcune rare eccezioni, con un livello qualitativo pi\u00f9 modesto, che and\u00f2 via via abbassandosi.<\/p>\n<p>L\u2019altra considerazione riguarda i singoli piloti, le cui doti erano diversissime.<\/p>\n<p>Il Trofeo nel suo complesso ha lanciato alcuni grandi campioni dalle qualit\u00e0 indiscutibili, ed ha messo in luce un buon gruppo di bravi piloti, molto validi e penalizzati solo dalla forza degli avversari incontrati nel loro percorso. Gran parte degli altri furono solo oneste comparse, ragazzi che correvano nel Trofeo perch\u00e9 era una esperienza eccitante, poco costosa e comunque fonte di grande divertimento. Nel mio ruolo di pilota fui uno di questi.<\/p>\n<p>Ma vi era anche qualche eccezione. Qualche pilota che non era inferiore, almeno in velocit\u00e0 pura, ai grandi protagonisti ma che non raccolse nulla, neanche un podio in una singola gara. Non ne ricordo molti, ma Giorgio Bozzi era tra questi pochi.<\/p>\n<p>Ritorno con la memoria alle ricognizioni del 4 Regioni 1980.<\/p>\n<p>Quella notte pochi giorni prima della gara, sul bordo della strada in attesa che qualche anima pia ci desse un passaggio fino a Varzi, capii che anche l\u2019ultima occasione se n\u2019era andata. Quel muletto 70HP ribaltato nella scarpata era il simbolo della fine di un sogno, di una continua rincorsa cominciata due anni prima, all\u2019Elba 1978.<\/p>\n<p>Per la verit\u00e0 io al debutto non c\u2019ero, Giorgio si affidava a due navigatori e la prima gara non era il mio turno. Nessuno meglio di lui pu\u00f2 descrivere l\u2019emozione di un debutto, e che debutto, nonostante il finale amaro. Credo che lo abbia fatto alla perfezione.<\/p>\n<p>Quella fu la prima occasione mancata.<\/p>\n<p>Segu\u00ec il Valli piacentine, con la A 112 appena risistemata dopo il botto dell\u2019Elba.<\/p>\n<p>Forse per timore di strafare, disput\u00f2 una gara molto conservativa, l\u2019appuntamento con la vittoria era rinviato solo di qualche settimana.<\/p>\n<p>Il successivo Colline di Romagna fu quindi il mio debutto coma navigatore nel Trofeo.<\/p>\n<p>Avevo gi\u00e0 un paio di stagioni alle spalle, su vetture come Fulvia HF 1600, Kadett GT\/E 2.0 Gr.2, Porche Carrera 2.7 e via dicendo.<\/p>\n<p>Sapevo che i ragazzi del Trofeo avevano fama di essere veloci, ma che diamine, avevano circa un terzo dei cavalli rispetto alle macchine dalle quali ero appena sceso\u2026. e che sar\u00e0 mai!.<\/p>\n<p>\u201cVedrai che ti diverti &#8211; mi fa Giorgio prima del via &#8211; oggi vinciamo!\u201d<\/p>\n<p>I 15 minuti di quella prima P.S. non li dimenticher\u00f2 mai.<\/p>\n<p>Credo di non essere mai andato cos\u00ec forte, almeno rispetto al mezzo, in vita mia.<\/p>\n<p>Discosto quanto possibile per lasciargli spazio (\u00e8 alto pi\u00f9 di 1,90\u2026) guardavo stupito, tra una nota e l\u2019altra, quel piede destro sempre gi\u00f9, il sinistro che danzava sul freno, le mani che freneticamente facevano schizzare il volante da un fondo corsa all\u2019altro\u2026 la macchina volava. Non sapevo se essere pi\u00f9 ammirato o pi\u00f9 spaventato da quella guida al (o forse oltre il\u2026) limite.<\/p>\n<p>Neanche a met\u00e0 prova gi\u00e0 siamo accecati dal polverone sollevato dalla Baresi, che ci partiva davanti. Faccio un rapido conto: 10 secondi al chilometro, forse di pi\u00f9. Va bene che \u00e8 una ragazza, ma \u00e8 un\u2019enormit\u00e0, e non va certo meno di tanti altri piloti maschi!<\/p>\n<p>Ci vuole una vita prima di farci vedere: \u00e8 pieno giorno, la polvere \u00e8 fittissima, lei non si aspetta di essere raggiunta in cos\u00ec poca strada, il nostro clacson \u00e8 uscito dalla sede per gli scossoni ed \u00e8 muto\u2026. passa il tempo senza riuscire a passarla ed il nervosismo cresce.<\/p>\n<p>Vedo dalle note che arriver\u00e0 un tornante, \u00e8 deciso: passiamo l\u00ec! Come le ragazze allargano per impostarlo, un missile rosso le affianca con estrema determinazione in una staccata alla Villeneuve (padre), rischiando quasi la collisione. Allibite per l\u2019evento imprevisto si fanno da parte. E ritorna la visibilit\u00e0, era ora!<\/p>\n<p>Qualche piccola sbavatura dovuta alla determinazione, un piccolo dritto, ma il ritmo \u00e8 impressionante.<\/p>\n<p>Di nuovo siamo nella polvere sollevata: questo \u00e8 Faggio! Mancano un paio di chilometri, gli arriveremo dietro a fine prova.<\/p>\n<p>Rialzo gli occhi verso la strada e\u2026. tutto sta girando. Terra, cielo, ancora terra, il parabrezza schizza via, ci fermiamo a testa in gi\u00f9. Il polverone si abbassa, arriva qualche spettatore di corsa. La mia prima P.S. nel Trofeo \u00e8 finita qui: a gambe per aria, con la bocca piena di terra. Cominciamo bene\u2026..(alcune immagini di questa prova sono pubblicate sul libro di Francesco Panarotto, a pag.119)<\/p>\n<p>Giorgio non riesce a trattenere le lacrime. Tre gare e pochissimi punti, la macchina di nuovo distrutta\u2026.<\/p>\n<p>Dopo la gara volli controllare i risultati cronometrici degli altri. Faggio si classific\u00f2 a 5 minuti esatti dal dominatore assoluto Mirri. Se solo in quella prima prova, su dieci totali, avevamo accumulato un vantaggio su di lui di quasi due minuti significava che, nonostante i rallentamenti subiti, stavamo staccando un tempo mostruoso, sufficiente a controllare il resto della gara, ma tant\u2019\u00e8\u2026.. Con i \u201cse\u201d non si vince niente.<\/p>\n<p>Per\u00f2 qualcuno si accorse di noi, o meglio si ricord\u00f2 di Giorgio. Il trio Nocentini \u2013 Mocauto \u2013 Jolly Club credeva nelle doti del pilota e per il 1979 ripesc\u00f2 un vecchio 112 ex-gara, gi\u00e0 declassato a muletto e riesumato per l\u2019occasione come terza macchina del team, con Cunico e Vittadini.<\/p>\n<p>Dopo un debutto stagionale pi\u00f9 prudente sull\u2019asfalto siciliano, tocc\u00f2 nuovamente a me in Costa Smeralda.<\/p>\n<p>Nuovamente a pancia bassa, qualche tempo viene anche, ma alle assistenze del Jolly gli altri cambiano gomme e fanno il pieno mentre a noi risaldano la scocca con la fiamma ossidrica. La vecchia macchina non regge le sollecitazioni di una guida da assoluto.<\/p>\n<p>Sono stupefatto di come si riesca a restare a pochi secondi dai migliori con un volante che alla fine di una prova \u00e8 ruotato di 90\u00b0 a destra e dopo la successiva lo \u00e8 altrettanto ma dalla parte opposta. Nonostante questo Gianfranco, Paolo e gli altri ci danno pochissimo, e non sempre. Ma la macchina peggiora ancora. Il pilota ci mette del suo, e anche di pi\u00f9, ma alla fine siamo solo settimi.<\/p>\n<p>Il resto della stagione 1979 prosegu\u00ec cos\u00ec, con una macchina che mortificava le capacit\u00e0 dei pilota, con una sola eccezione: il 4 Regioni.<\/p>\n<p>Con Cunico assente per motivi di leva militare, la sua macchina vincente era libera.<\/p>\n<p>La squadra decise di affidarla a Bozzi, per dargli una opportunit\u00e0 forse irripetibile.<\/p>\n<p>Ripagata con una gara per tre quarti magistrale: tempo record sulla prima P.S., Pozzolgroppo, ed il primo posto in classifica mantenuto fino a due prove dal termine, quando una piccola toccatina fa scivolare la perfetta macchina biancorossa a testa in gi\u00f9 appena sotto la sede stradale. Danni pochissimi, ma ennesima occasione mancata.<\/p>\n<p>Burlando su Autosprint titol\u00f2: \u201cComelli dopo l\u2019uscita di Bozzi\u201d, come a rimarcare che quella rest\u00f2 l\u2019unica gara della stagione regalata ad una vettura non Mocauto.<\/p>\n<p>Tornato sull\u2019ex-muletto, al Valli piacentine su asfalto la vettura sembrava avere un momento meno infelice e quel giorno consentiva tempi degni del pilota. A poche prove dalla fine il navigatore (l\u2019altro), solitamente attentissimo, sbaglia i calcoli di un C.O quando sono tra i tre dell\u2019assoluto pur con quella mezza macchina, ripiombando cos\u00ec nelle retrovie. Troppo facile elencare un\u2019altra occasione mancata.<\/p>\n<p>Arriv\u00f2 l\u2019inverno, sapevamo che il trio di benefattori non si sarebbe ripetuto, e cercammo altrove. L\u2019amico, pilota\u00a0 e grande appassionato Tino Saccomanno, titolare della concessionaria Lancia di Saronno, si sostitu\u00ec al collega Mocarelli nel darci fiducia, e ci mise a disposizione un quinta serie nuovo fiammante per il 1980.<\/p>\n<p>Il programma era rigoroso. Entro i 5 sulla terra, entro i 3 sull\u2019asfalto. Con questo ruolino chiaro in mente affrontammo la stagione per vincere. Anche Tabaton e Cunico avevano vinto alla seconda stagione (e pure Cinotto lo fece, ma ancora non lo sapevamo).<\/p>\n<p>Quello era il nostro anno. Muletto 70HP (che poi era la macchina stradale di Giorgio) e grande determinazione. Non era pi\u00f9 consentito sbagliare.<\/p>\n<p>Salt\u00f2 il Targa Florio perch\u00e9 la macchina non era ancora finita, al Costa Smeralda fummo troppo prudenti raccogliendo solo un 7\u00b0 posto ed all\u2019Elba, dove Giorgio corse con il maggiore dei tre Vittadini, il leveraggio del cambio tir\u00f2 un brutto scherzo.<\/p>\n<p>Al \u201cfamoso\u201d 4Regioni 1980 eravamo iscritti col 315, a testimoniare il ritardo in classifica generale, ben al di sotto del programma che ci eravamo prefissi.<\/p>\n<p>Ma il 4 Regioni era la nostra \u201cgara di casa\u201d, c\u2019era un conto in sospeso dall\u2019anno precedente, non era immaginabile alcun risultato inferiore al primo assoluto.<\/p>\n<p>La classifica era ancora \u201ccorta\u201d, nessuno aveva vinto pi\u00f9 di una gara, la stagione era in salita ma non compromessa. Ce la potevamo ancora fare.<\/p>\n<p>E la tensione era alta. La pressione psicologica, almeno per me, altrettanto.<\/p>\n<p>Le ricognizioni erano quasi terminate, mancava l\u2019ultimo passaggio di rifinitura.<\/p>\n<p>Pozzolgroppo, Oramala, Varzi\u2026.non ricordo i tempi di quella notte di prove ma sono certo che in gara pochi li superarono. E giravamo con un 4 marce stradale, senza caschi e senza rollbar\u2026.<\/p>\n<p>Giorgio guidava come in gara, era uno spettacolo esaltante anche per il pubblico che a quei tempi era numeroso anche durante le ricognizioni.<\/p>\n<p>Poi, non so come, in salita verso Castellaro, ancora l\u2019asfalto al posto del blu della notte, ancora vetri che scoppiano, ancora scintille dal tetto e poi i fari che illuminano la scarpata, con un provvidenziale albero che trattiene il 112 blu, semi distrutto, da una caduta ancor pi\u00f9 ripida.<\/p>\n<p>Ritornammo sulla strada, aspettando qualcuno che ci raccattasse per riportarci a Varzi.<\/p>\n<p>Quella notte si era definitivamente spezzato un sogno.<\/p>\n<p>Era l\u2019ennesima occasione mancata. Senza pi\u00f9 neanche il muletto, con una stagione in salita, un budget comunque risicato\u2026. era finita l\u00ec.<\/p>\n<p>Giorgio abbandon\u00f2 il Trofeo, io smisi di fare il navigatore.<\/p>\n<p>Anche perch\u00e9, nonostante tutto, sapevo che un pilota cos\u00ec veloce non lo avrei pi\u00f9 trovato.<\/p>\n<p>Giorgio Bozzi non \u00e8 mai salito sul podio nel Trofeo, neanche una volta.<\/p>\n<p>Ma, onestamente, almeno quello se lo meritava davvero.<\/p>\n<p>Anche se pochi lo sanno, o se ne ricordano..<\/p>\n<p>Anche alcuni grandi nomi del Trofeo hanno ribaltato un numero imprecisato di A112.<\/p>\n<p>Ma a loro almeno qualche volta \u00e8 andata bene, e da l\u00ec hanno fatto strada.<\/p>\n<p>A volte il confine tra il successo e la sconfitta \u00e8 una linea sottilissima.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Fabio Coppa. 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