{"id":2024,"date":"2020-04-29T11:01:43","date_gmt":"2020-04-29T09:01:43","guid":{"rendered":"https:\/\/trofeo112.it\/?p=2024"},"modified":"2020-04-29T14:18:57","modified_gmt":"2020-04-29T12:18:57","slug":"il-secondo-disastro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/trofeo112.it\/index.php\/2020\/04\/29\/il-secondo-disastro\/","title":{"rendered":"IL MIO SECONDO DISASTRO"},"content":{"rendered":"<p>di Giorgio Bozzi.<\/p>\n<p>Non\u00a0 ricordo il 1978 come un anno particolarmente felice sotto l\u2019aspetto agonistico\u2026 eppure ero partito con molte ambizioni, tanto entusiasmo e grandi speranze.<\/p>\n<p>A pensarci ora, ricordo che l\u2019avventura nel Trofeo A 112 Abarth inizi\u00f2 tutta in salita, con diverse difficolt\u00e0, segnali evidenti che forse qualcosa stava gi\u00e0 andando nel verso sbagliato.<\/p>\n<p>Cosa? L\u2019acquisto del \u201c12\u201d (a rate) di nascosto dai genitori, neanche una lira per allestire la vetturetta con il \u201ckit gara\u201d da Trofeo e, circostanza di non poco conto, il debutto in campionato con due gare di ritardo.<\/p>\n<p>Per\u00f2, Mauro Nocentini (Mauro Rally Tuning) il preparatore per eccellenza delle A112 del Jolly Club e non solo, credette nel mio talento e prepar\u00f2 l\u2019auto a sue spese garantendomi anche l\u2019assistenza e le sue \u201ccure\u201d per tutte le rimanenti nove gare.<\/p>\n<p>Ero il suo pilota!<\/p>\n<p>Che soddisfazione, finalmente qualcuno mi stava aiutando nel realizzare l\u2019unica cosa che volevo fortemente, correre nei rally e farne una professione.<\/p>\n<p>Giocai comunque d\u2019azzardo\u2026 non potevo fare altro, cio\u00e8 contare a priori sui futuri risultati per intascare i premi delle gare e continuare, seppur a fatica, per l\u2019intero anno agonistico.<\/p>\n<p>Finalmente si parte: rally dell\u2019Isola d\u2019Elba, debutto incredibile con il miglior tempo sulla prima prova speciale e sempre nei migliori sino al ritiro, quando ero in terza posizione, a causa di un \u201cribaltone\u201d con danni alla vettura che definire ingenti \u00e8 solo essere ottimisti al limite dell\u2019umorismo.<\/p>\n<p>Ero veloce, \u00e8 vero, potevo giocarmi ogni rally nei primi cinque classificati (in quegli anni ogni gara contava mediamente un parco partenti di quaranta A112 con picchi anche di sessanta partecipanti) ma ero \u201csolo\u201d senza alcun supporto, privo di consigli e di quell\u2019appoggio morale che, se condiviso con le persone care, ti riempie di sicurezza e ti distoglie dall\u2019affanno del risultato a tutti i costi.<\/p>\n<p>Nonostante il disastroso avvio, Mauro Nocentini mantenne la promessa, ripristin\u00f2 il \u201c12\u201d ma il campionato prosegu\u00ec per altre tre gare senza di me, arrivando all\u2019appuntamento di met\u00e0 luglio, il rally delle Valli Piacentine, troppo in ritardo per sperare in un buon piazzamento di fine campionato.<\/p>\n<p>Feci una buona gara, conservativa, attento a non strafare, con l\u2019auto non proprio nel suo stato migliore. Mi classificai al 9\u00b0 posto su circa 35 partenti con 25 all\u2019arrivo: 1\u00b0Carini-Parenti, 2\u00b0Marasti-Ferrari, 3\u00b0Simontacchi-Genovesi, 4\u00b0Mirri-Lappo, 5\u00b0Rabino-Neri, 6\u00b0Cunico-Meggiolan, 7\u00b0Faggio-Maffei, 8\u00b0Spongia-Catto, 9\u00b0Bozzi-Pavesi, 10\u00b0Biondi-Di Gioia.<\/p>\n<p>L\u2019appuntamento con la vittoria era rinviato solo di qualche settimana, pensavo, al rally Colline di Romagna, ottava prova del campionato.<\/p>\n<p>Gran bel rally, sterrato, difficile, lungo, con prove speciali sia di giorno che di notte, se avesse anche piovuto sarebbe stato perfetto.<\/p>\n<p>Si, per me l\u2019essenza dei rally erano la fatica, la notte, il fango, la scarsa aderenza e i \u201ctraversi\u201d\u2026 perch\u00e9 la prima gara che vidi fu il rally San Martino di Castrozza, nel lontano 1969, con queste caratteristiche.<\/p>\n<p>La logistica per il \u201cColline\u201d non fu delle pi\u00f9 semplici. Nonostante fosse ai primi d\u2019agosto non avevo ferie e fui costretto a organizzare le prove nei due week-end precedenti, partendo al venerd\u00ec sera da Milano con il mostruoso traffico per tutto il tragitto delle partenze estive.<\/p>\n<p>Inoltre, trovare un alberghetto da quattro soldi, in quel periodo, per tre week-end consecutivi non fu affatto facile.<\/p>\n<p>E poi il muletto, la cara 127 a noleggio che, per\u00f2, in loco nessuno affittava (furbi!) e di conseguenza bisognava prenotarla altrove, ma sempre da autonoleggi diversi perch\u00e9 dopo la prima volta, riconsegnata in stato pietoso, si doveva scappare!<\/p>\n<p>E poi il caldo, soffocante, che mescolato alla terra che inevitabilmente filtrava in auto e al sudore\u2026 vi lascio immaginare!<\/p>\n<p>E poi ricordo ancora l\u2019indecisione, in albergo prima della partenza, se mettermi o no il sotto-tuta ignifugo completo (obbligatorio) che, combinato con la grezza tuta FPT di allora, sarebbe equivalso a un bagno turco di 12 ore!<\/p>\n<p>Fui ligio ai regolamenti e indossai tutto, ma non feci molta strada\u2026 gi\u00e0, perch\u00e9 non arrivai neanche alla fine della prima prova speciale. Problema tuta risolto, ahim\u00e8.<\/p>\n<p>Il Colline di Romagna fu anche il battesimo nel Trofeo dell\u2019altro mio navigatore, Fabio Coppa, caro amico con diverse gare alle spalle con vetture ben pi\u00f9 potenti,<\/p>\n<p>Riporto testualmente uno stralcio di un racconto di Fabio su questa gara: <em>\u201csapevo che i ragazzi del Trofeo avevano fama di essere veloci, ma che diamine, avevano circa un terzo dei cavalli rispetto alle auto dalle quali ero appena sceso\u2026. e che sar\u00e0 mai!\u201d.<\/em><\/p>\n<p><em>\u201cVedrai che ti diverti &#8211; mi fa Giorgio prima del via &#8211; oggi vinciamo!\u201d<\/em><\/p>\n<p><em>\u201cI 15 minuti di quella prima prova speciale non li dimenticher\u00f2 mai\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Come in tutte le gare del Trofeo, i concorrenti partivano in ordine di classifica del campionato, avevamo il n\u00b0219 grazie ai pochi miseri punti conquistati al Valli Piacentine, a conferma che nonostante l\u2019alto numero di iscritti ad ogni gara, erano sempre i soliti 15 piloti a fare classifica, entro i primi dieci.<\/p>\n<p>La \u201cbattaglia\u201d era davvero dura. Se si faceva parte di questo gruppetto si poteva finire a podio come quindicesimi, pur andando come matti!<\/p>\n<p>Prima della partenza, in parco chiuso, mi avvicinai a Maurizia Baresi con il n\u00b0218 (credo fosse in testa al campionato femminile) e, con fare rispettoso, gli chiesi nel caso l\u2019avessi raggiunta di spostarsi velocemente per farmi passare\u2026 mi apostrof\u00f2 stizzita dicendomi: \u201c <em>e tu fatti vedere!\u201d<\/em><\/p>\n<p>Gi\u00e0, bel problema, farsi vedere di giorno in mezzo a tanta polvere dove chi ti sta davanti non ha certo il pensiero e il tempo di guardare nello specchietto retrovisore! E poi l\u2019essere raggiunti e superati da colui che parte un minuto dopo, fa male, ferisce l\u2019orgoglio, e non tutti sono disposti a cedere il \u201cpasso\u201d velocemente e umilmente riconoscendo la bravura altrui.<\/p>\n<p>Ero sicuro di raggiungere in prova speciale Maurizia e il pensiero di perdere tempo nella sua polvere mi assillava non poco.<\/p>\n<p>In trasferimento, verso lo start di inizio prova, dissi a Fabio di chiedere ai cronometristi se, gentilmente, ci avessero concesso prima del \u201cvia\u201d un minuto in pi\u00f9 (oltre a quello previsto dal regolamento), in modo da distanziarci il pi\u00f9 possibile nella speranza di non trovare il temuto e certo polverone.<\/p>\n<p>I commissari di percorso e i cronometristi furono inflessibili: si parte come da regolamento.<\/p>\n<p>Attacco i primi chilometri con grinta, Fabio \u00e8 perfetto, sicuro nel suo ruolo, forse un poco stupito da un avvio cos\u00ec al fulmicotone tale da far uscire dalla propria sede il clacson in mezzo al volante, rimasto appeso al filo che lo faceva penzolare repentinamente a destra e a sinistra in mezzo alle mie mani, non riuscivo a prenderlo per strapparlo.<\/p>\n<p>Oltre al fastidio era anche un bel guaio\u2026 non avrei potuto suonare per farmi dare strada di li a poco.<\/p>\n<p>Ci siamo, entriamo nella polvere della Baresi, cerco di avvicinarmi ma la visibilit\u00e0 \u00e8 ridottissima, accendo i fari nella speranza di farmi notare ma, invano.<\/p>\n<p>Ma quanto successe in questa prova speciale mi piace farvelo leggere dalle parole di Fabio: <em>\u201cguardavo stupito tra una nota e l\u2019altra quel piede destro sempre gi\u00f9, il sinistro che danzava sul freno, le mani che freneticamente facevano schizzare il volante da un fondo corsa all\u2019altro\u2026 il nostro \u201c12\u201d volava\u201d.<\/em><\/p>\n<p>\u201c<em>Non sapevo se essere pi\u00f9 ammirato o pi\u00f9 spaventato da quella guida al (o forse oltre il\u2026) limite\u201d.<\/em><\/p>\n<p>\u201c<em>Neanche met\u00e0 prova e abbiamo gi\u00e0 raggiunto la Baresi, faccio un rapido conto, 10 secondi al chilometro, forse di pi\u00f9. Va bene che \u00e8 una ragazza, ma \u00e8 un\u2019enormit\u00e0, e non va certo meno di tanti altri piloti maschi!\u201d<\/em><\/p>\n<p>\u201c<em>Ci vuole una vita prima di farci vedere, lei non si aspetta di essere raggiunta in cos\u00ec poca strada\u2026 passa il tempo senza riuscire a passarla ed il nervosismo cresce\u201d.<\/em><\/p>\n<p>\u201c<em>Vedo dalle note che arriver\u00e0 un tornante, \u00e8 deciso, passiamo l\u00ec! Come le ragazze allargano per impostarlo, un missile rosso le affianca con estrema determinazione in una staccata alla Villeneuve (padre), rischiando quasi la collisione. Allibite per l\u2019evento imprevisto si fanno da parte. E ritorna la visibilit\u00e0, era ora!\u201d<\/em><\/p>\n<p><em>\u201cQualche piccola sbavatura dovuta alla determinazione, ma il ritmo \u00e8 impressionante\u201d.<\/em><\/p>\n<p><em>\u201cDi nuovo siamo nella polvere sollevata: questo \u00e8 Faggio! Mancano un paio di chilometri, gli arriveremo dietro a fine prova\u201d. <\/em><\/p>\n<p><em>\u201cRialzo gli occhi verso la strada e\u2026. tutto sta girando. Terra, cielo, ancora terra, il parabrezza schizza via, ci fermiamo a testa in gi\u00f9. Il polverone si abbassa, arriva qualche spettatore di corsa. La mia prima prova speciale nel Trofeo fin\u00ec cos\u00ec, con la bocca piena di terra\u201d.<\/em><\/p>\n<p>\u201c<em>Giorgio non riusc\u00ec a trattenere la rabbia, la delusione. Tre gare e pochissimi punti, l\u2019auto di nuovo distrutta\u2026\u201d.<\/em><\/p>\n<p>\u201c<em>Dopo la gara volli controllare i risultati cronometrici degli altri. Faggio si classific\u00f2 a 5 minuti esatti dal dominatore assoluto Mirri. Se solo in quella prima prova, su dieci totali, avevamo accumulato un vantaggio su di lui di quasi due minuti significava che, nonostante i rallentamenti subiti, stavamo staccando un tempo mostruoso, sufficiente a controllare il resto della gara, ma tant\u2019\u00e8\u2026 con i \u201cse\u201d e i \u201cma\u201d non si vince niente.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giorgio Bozzi. Non\u00a0 ricordo il 1978 come un anno particolarmente felice sotto l\u2019aspetto agonistico\u2026 eppure ero partito con molte ambizioni, tanto entusiasmo e grandi speranze. A pensarci ora, ricordo che l\u2019avventura nel Trofeo A 112 Abarth inizi\u00f2 tutta in salita, con diverse difficolt\u00e0, segnali evidenti che forse qualcosa stava gi\u00e0 andando nel verso sbagliato. Cosa? 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