{"id":2893,"date":"2023-11-14T13:30:25","date_gmt":"2023-11-14T12:30:25","guid":{"rendered":"https:\/\/trofeo112.it\/?p=2893"},"modified":"2023-11-16T19:38:20","modified_gmt":"2023-11-16T18:38:20","slug":"al-fienile-sinistra-veloce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/trofeo112.it\/index.php\/2023\/11\/14\/al-fienile-sinistra-veloce\/","title":{"rendered":"AL FIENILE SINISTRA VELOCE"},"content":{"rendered":"<p>di Andrea Coco.<\/p>\n<p>   Dopo l\u2019esordio nel Trofeo 1977 con il sesto posto all\u2019Elba, con Bebo Gasole arrivammo al San Giacomo di Roburent, a maggio, per il nostro secondo impegno stagionale. Prendemmo alloggio in un alberghetto-ristorante sperduto tra i boschi, al quale eravamo arrivati con la nostra A112, \u201cpreparata\u201d dal fiorentino Giani e iscritta dalla scuderia genovese Grifone, e con la solita auto a nolo per le prove. Ricordo ancora che la titolare di quell\u2019albergo ci preparava dei flan alla panna che erano davvero una delizia. Dopo colazione, mattina e pomeriggio come sempre dedicati alle ricognizioni del percorso e alla stesura delle prime note delle speciali. Poi la cena, prima di andare a provare in velocit\u00e0 strada e note con il sopraggiungere dell\u2019oscurit\u00e0, come si fa per ovvie ragioni di sicurezza: essendo il traffico aperto, sia pure in strade secondarie come quelle che solitamente sono teatro delle prove speciali, \u00e8 sempre meglio regolarsi con i fari di chi ti viene incontro per evitare sgraditi \u201cfrontalini\u201d.<br \/>\n   Ebbene, in tutto il ristorante quella prima sera eravamo solo in quattro: Bebo e io e altri due ragazzi, uomo e donna, che dubitammo subito essere Bettega e sua moglie Isabella, visto che all\u2019esterno era parcheggiata tra le altre una  A112 \u201cpreparata\u201d dal genovese Albanese e pure quella con le insegne della Grifone del dottor Luigi Tabaton, il pap\u00e0 di Fabrizio. Erano loro e anzi furono proprio loro, Attilio e Isabella, ad avvicinarsi a noi a fine cena e a presentarsi. Tra l\u2019altro erano convinti -ci dissero- che fossi io Gasole e Bebo invece il navigatore Coco. Non ricordo chi, forse proprio Bebo, propose poi di andare insieme a provare. Fu l\u2019inizio di una solida abitudine che and\u00f2 avanti per tutto il campionato e di una vera amicizia. Sempre insieme a provare con Attilio e Isabella o talvolta con Andrea Albertoni, il suo grande amico che Attilio \u201cingaggiava\u201d quando sua moglie, per un motivo o l\u2019altro, non poteva essere al suo fianco. L\u2019ultimo giro di perlustrazione e prova era uso farlo con le macchine da gara anzich\u00e9 con quelle a noleggio o con i \u201cmuletti\u201d, come definivamo le auto magari personali che ci si portava dietro nelle trasferte corsaiole. E cos\u00ec, per l\u2019ultima notte di prove, tutti e quattro lasciammo l\u2019albergo a bordo delle A112.<br \/>\n    Arrivati allo start di una delle diverse prove speciali, decidemmo che saremo andati avanti noi, Bebo e io, e che Tilio e Isa ci avrebbero seguito poche decine di secondi dopo. Una stradina molto stretta ma asfaltata, come detto, e anche piuttosto veloce. C&#8217;era un lungo rettilineo, al termine del quale la stradina si biforcava: un tratto a destra in leggera discesa, un altro a sinistra in leggera salita ma con un accenno di curva comunque veloce, da prendere in pieno o quasi. In mezzo, a separare quelle due stradine, un fienile o qualcosa del genere. Dovevamo andare a sinistra, con una nota che se non ricordo male recitava cos\u00ec: &#8220;Al fienile Sinistra Veloce&#8221;. Bebo era riuscito a scaricare tutta la terza e a inserire la quarta (penso a circa 120\/130 orari) quando ebbe un attimo di esitazione, con qualche dubbio su quella Sinistra Veloce (che prevedeva piede tutto gi\u00f9, al massimo con una breve alleggerita) e per evitare guai si gett\u00f2 nella stradina di destra, apparentemente pi\u00f9 abbordabile a quella velocit\u00e0, delimitata proprio dalla mia parte, sulla destra, da una staccionata di legno, alta non pi\u00f9 di un metro e con due grossi pali in orizzontale, sorretti da qualche paletto verticale di sostegno. Ebbene, evidentemente eravamo troppo veloci anche per quella stradina secondaria, tanto che la macchina scivol\u00f2 sul bordo strada: vidi venirmi incontro a tutta velocit\u00e0 la punta del palo sovrastante, quello pi\u00f9 o meno all&#8217;altezza della mia faccia. Mi coprii il volto con un braccio ma il palo per fortuna colp\u00ec il montante della A112, peraltro protetto dal discendente d&#8217;acciaio del roll-bar, limitandosi -lo scoprimmo poco dopo- a causare una grossa ammaccatura allo stesso montante. Dieci centimetri pi\u00f9 a sinistra avrebbe sfondato il parabrezza e forse anche la mia faccia! Bebo fece appena in tempo a inserire la prima e a mettersi in una posizione pi\u00f9 sicura che si blocc\u00f2 accanto a noi anche Attilio che ci seguiva e che dunque era riuscito solo per un pelo a evitare di finirci addosso. Anche lui, comunque, aveva evidentemente avuto la stessa, identica esitazione di Bebo. Quella curva non era da prendere in pieno. Un incidente davvero analogo a quello che quasi 50 anni dopo, ad aprile di questo 2023, in Croazia \u00e8 costato la vita al 33enne irlandese della Hyundai Craig Breen, uno dei pi\u00f9 bravi del WRC. Gli \u00e8 successo esattamente quello che successe a me, anche se sull\u2019altro sedile dell\u2019auto: anche lui \u00e8 uscito di strada, una delle tante uscite banali nei rally o nelle relative prove, senza grosse conseguenze n\u00e9 per la macchina n\u00e9 per i suoi occupanti. Stavolta per\u00f2 il palo di legno di una staccionata, entrato nell&#8217;abitacolo attraverso il finestrino lato guida, ha colpito il pilota in pieno volto, causandone addirittura la morte! Ho visto le immagini di quella staccionata e mi sono gelato: mi ha ricordato la &#8220;mia&#8221; staccionata di 46 anni fa! Quando si dice il destino: a me and\u00f2 bene; a lui -e mi dispiace molto anche perch\u00e9 ero un suo fan- decisamente no..!!<br \/>\n   La nostra macchina comunque, al di l\u00e0 della descritta ammaccatura, era sana e salva, integra. E quindi l\u2019indomani potemmo prendere il via della gara. Dopo poche prove, forse addirittura in trasferimento, fummo per\u00f2 costretti al ritiro per la rottura dello spinterogeno. Le spazzole si erano addirittura polverizzate come mi disse Bebo dopo aver sollevato la calotta fumante. Chiss\u00e0 quale fu l\u2019origine di quel singolare guasto?! Chiss\u00e0 se c\u2019era stato un qualche legame con quella botta del giorno prima?!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Andrea Coco. Dopo l\u2019esordio nel Trofeo 1977 con il sesto posto all\u2019Elba, con Bebo Gasole arrivammo al San Giacomo di Roburent, a maggio, per il nostro secondo impegno stagionale. 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