{"id":2919,"date":"2023-12-14T17:07:06","date_gmt":"2023-12-14T16:07:06","guid":{"rendered":"https:\/\/trofeo112.it\/?p=2919"},"modified":"2023-12-15T09:23:37","modified_gmt":"2023-12-15T08:23:37","slug":"valli-piacentine-77-la-esse-maledetta-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/trofeo112.it\/index.php\/2023\/12\/14\/valli-piacentine-77-la-esse-maledetta-2\/","title":{"rendered":"VALLI PIACENTINE &#8217;77&#8217;,         LA &#8220;ESSE&#8221; MALEDETTA"},"content":{"rendered":"<p>di Andrea Coco. In questo rally erano riservate ai \u201cTrofeisti\u201d soltanto 6 prove speciali: le prime 4 su asfalto e le ultime due su terra. Al termine dell\u2019asfalto eravamo (Gasole e Coco) saldamente in testa avendo vinto tra gli applausi anche la speciale di Bettola che si concludeva su un ponticello dopo una discesa davvero mozzafiato; e anche un\u2019altra, nonostante un 360 completo. Era intanto sopraggiunta l\u2019oscurit\u00e0. Mentre aspettavamo il via della prima delle prove su terra, Bebo mi disse: \u201cSono preoccupato. Non per Bettega, lo controllo. Ma per Fusaro: come sai, Vanni sulla terra cammina come un matto. Non vorrei che ci rovinasse la festa.&#8221; &#8220;Ma no, gli avevo risposto: abbiamo quasi 20\u201d su Attilio e 30\u201d su di lui. In due prove non ci raggiunge. Stai tranquillo!&#8221;.<br \/>\n   Pronti? Via! Prima curva in pieno, rettilineo da scaricare terza e poi quella maledetta &#8220;esse&#8221;. Ce lo ricordammo solo dopo il fatto: era l&#8217;unica curva di quella &#8220;speciale&#8221; che non avevano potuto provare in velocit\u00e0 giacch\u00e9 qualche notte prima, quando arrivammo in quel punto per verificare le note, avevamo dovuto quasi fermarci perch\u00e9 la strada era bloccata da diverse auto e tante persone che stavano soccorrendo -ci dissero- due ragazze finite nel fiume sottostante. Comunque state tranquilli, aggiunsero, non si sono fatte nulla. Cos\u00ec proseguimmo senza pi\u00f9 far caso a quelle due curve e senza pi\u00f9 tornare a provare quella strada: sulla terra d&#8217;altra parte, non c&#8217;\u00e8 bisogno di tante prove! Scoprimmo in seguito che quella pilotessa, finita nel burrone con la sua navigatrice, era Delphine Leroux, la moglie di Daniele Audetto, storico navigatore di uno dei grandissimi degli anni 70, Amilcare Ballestrieri, e molti anni pi\u00f9 tardi direttore sportivo della Lambo di F.1; era una delle mie fonti di informazione negli anni -fine 80\/inizi 90- in cui per Radio1 seguivo la F.1 in giro per il mondo. Ebbene la Leroux proprio come noi era iscritta al Trofeo; era cio\u00e8 (o sarebbe stata) nostra avversaria. Fatto sta che la nostra nota di quella \u201cesse\u201d era sbagliata, probabilmente come quella sua.<br \/>\n   In gara, quando l&#8217;affrontammo durante la notte in terza piena (come in sostanza indicava la nota che poco prima avevo letto) e io abbassai gli occhi per leggere la nota successiva, sentii Bebo urlare un &#8220;Nooo!&#8221; che mi gel\u00f2 il sangue. Ebbi solo il tempo di sollevare gli occhi dal quaderno: stavamo scivolando a bordo strada, per poi rotolare pi\u00f9 volte gi\u00f9 nel burrone (almeno quattro o cinque &#8220;tonneaux&#8221;), tra un albero e l&#8217;altro illuminato dai fari della nostra auto, sino a fermarci a testa in gi\u00f9 sul letto di quel fiumiciattolo (acqua non pi\u00f9 alta di 10 centimetri), per fortuna anche noi senza farci un graffio. Dal canto mio, dopo i doverosi e tranquillizzanti scambi con Bebo &#8220;Tutto a posto, non ho nulla&#8221;, girai l&#8217;interruttore stacca-batteria per la paura di qualche corto circuito che magari potesse innescare un incendio e mi slacciai le cinture, atterrando sul tetto della macchina. Bebo era gi\u00e0 fuori. Il mio sportello invece non si apriva e quindi dovetti scavalcare verso quello di Bebo che per\u00f2 non era totalmente aperto. La mia testa, col casco non ci passava. Secondi interminabili con il terrore che qualche altro concorrente potesse finirci addosso. &#8220;Apri questa porta, Bebo. O sfondo il parabrezza&#8230;!&#8221; &#8220;No, no&#8221;, fece lui, ci sono, quasi!&#8221; E infatti riusc\u00ec ad aprire ancora un po&#8217; la portiera, quel tanto che bastava per farmi uscire da l\u00ec. Finita la prova con il passaggio dell&#8217;ultimo concorrente, arriv\u00f2 quindi il carro gru dell&#8217;organizzazione che, usando grosse funi, riusc\u00ec a tirar fuori la macchina da quello strapiombo (saranno stati una trentina di metri o poco meno) e a rimettere in strada la nostra A112, completamente ammaccata ma sostanzialmente integra: il roll-bar a gabbia aveva fatto il suo dovere soprattutto proteggendo noi due che, mentre il carro-gru svolgeva il suo lavoro, sorridendo ci guardammo: &#8220;Pensi anche tu quello che sto pensando io?&#8221; mi chiese Bebo. &#8220;Scommetto -risposi con un sorriso- che stai pensando che se qualcuno che sta in alto ci garantisse che non ci faremmo nulla, quasi quasi sarebbe un\u2019esperienza da ripetere!?!&#8221; A quel punto scoppiammo a ridere. E quel che \u00e8 bello \u00e8 che dopo aver controllato i livelli (la A112 non aveva perso neanche l&#8217;olio e men che meno il liquido del radiatore) rimettemmo in moto per tentare di riportarla in albergo e poi eventualmente a Firenze da Giani. Part\u00ec al primo colpo nonostante la lunga permanenza (qualche ora) a testa in gi\u00f9 sul letto di quel fiumiciattolo! La riportammo cos\u00ec a Firenze, pestata un po&#8217; dappertutto ma perfettamente marciante ed efficiente!<br \/>\n   Peccato per la gara, comunque. Ci tenevo particolarmente al Rally delle Valli piacentine anche perch\u00e9 nella mia mente era impresso un fatto indelebile, importante. Un fantasma che mi toglieva il sonno, da cancellare magari con una bella vittoria, un bel ricordo. Proprio da quella gara del \u201877 infatti era entrata in vigore l&#8217;obbligatoriet\u00e0 dell&#8217;abbigliamento ignifugo nei rally, per piloti e navigatori, per via di una tragedia capitata l&#8217;anno prima in quelle strade delle valli piacentine. Nel 1976 infatti, quando ancora pilota e navigatore potevano gareggiare con qualsiasi comodo abbigliamento -solo qualcuno usava la tuta giusto per comodit\u00e0 o per non sporcarsi in caso di estemporanei interventi su motore o qualsiasi altra parte &#8220;vitale&#8221; della vettura- la Stratos di Mauro Pregliasco usc\u00ec di strada e si incendi\u00f2. Il navigatore, Angelo Garzoglio, purtroppo mor\u00ec bruciato all&#8217;interno della vettura. Da allora le autorit\u00e0 sportive avevano deciso per l&#8217;obbligatoriet\u00e0, a partire da un anno esatto da quella tragedia, dell&#8217;abbigliamento ignifugo anche per i partecipanti ai rally. E inutilmente dunque avevo sperato che quella mia prima gara con la tuta mi avrebbe regalato un risultato capace di cancellare di colpo le mie paure!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Andrea Coco. In questo rally erano riservate ai \u201cTrofeisti\u201d soltanto 6 prove speciali: le prime 4 su asfalto e le ultime due su terra. Al termine dell\u2019asfalto eravamo (Gasole e Coco) saldamente in testa avendo vinto tra gli applausi anche la speciale di Bettola che si concludeva su un ponticello dopo una discesa davvero mozzafiato; e anche un\u2019altra, nonostante un 360 completo. 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