Di Ivo Enrico Poluzzi.
Parte prima.
Dovete sapere che i rallysti, soprattutto se “in erba” normalmente erano dotati di tante virtu’, come entusiasmo, energie, passione, esuberanza, ma, in generale, di poche doti economiche. Tutte le risorse erano destinate alla macchina, ammesso che fossero sufficienti… o almeno per l’essenziale. Quindi le trasferte pre e per la gara erano al lumicino e occorreva essere parsimoniosi e ridurre al minimo le spese di vitto e alloggio. Dunque, fra le innumerevoli doti del mio naviga di allora, Man-Erg (al secolo Fabio Maida) c’era la capacità di spremere le risorse. Era a dir poco, geniale e molto “creativo”. Così, per la trasferta all’Isola d’Elba, trovò una grande opportunità, a titolo incredibilmente gratuito, ovvero una “Villa” che un suo conoscente gli consentiva in uso, anche per altri amici, alla sola condizione di portare alla “Villa” un pacchetto. Di quale pacchetto fosse ce ne rendemmo conto solo alla partenza: consisteva in una porta completa di controtelaio. Bene, certo non poteva essere un problema, quindi montammo sulla A112 un portapacchi e partimmo. Sbarcati sull’isola, con questo inusuale accessorio, cercammo l’indirizzo della “Villa”. Non c’erano, allora, i GPS quindi vagammo per un po’ sulla base di sommarie indicazioni richieste ai passanti. E finalmente ECCOLA, in un ampio e “basso” prato, isolata (nell’isola non mi pare una novità)… Si ergeva, anzi, “giaceva”, è il caso di dirlo, come costruzione bassa a solo piano terra… Entrammo, speranzosi, accompagnati da altri amici che si erano con piacere aggregati, allettati dall’idea di un bel risparmio e di stare in buona compagnia. Bene, la casa sembrava non essere abitata da lungo tempo, e il pavimento della casa era, in gran parte, coperto da un dito d’acqua, stupore, sconcerto e…rassegnazione. Non avevamo alcuna alternativa. Quindi ci apprestammo con senso di superlativo adattamento a sistemarci alla bell’e meglio. La fidanzata del mio Naviga, che faceva parte dell’allegra brigata, fuggì, inorridita. Ovviamente non c’era riscaldamento. Tutti dormimmo con le tute da gara, giacca a vento, e…caschi. A me spettò il posto migliore, nel cucinotto, dove riuscii a fare entrare una brandina e poi era dotato dell’unico accessorio rilevante: un forno elettrico che miracolosamente funzionava. Dormii, comunque “bardato”, con lo sportello del forno aperto, per ricevere un po’ di prezioso calore.

Parte seconda: la corsa, 21-23 aprile 1977
I partenti sono quasi SETTANTA!!!
Noi partiamo bene, forte, mi sentivo bene, ma siamo anche abbastanza prudenti, si fa per dire…comunque la corsa è apertissima, nessuno concede nulla. Come al solito, con il volante fra i denti e aggrappato alla leva del cambio stretta stretta (il sedile non era ergonomico, ma aveva una copertina con due cuscinetti a lato per contenere un po’….)
Scusatemi, rileggendo le classifiche parziali mi viene il magone…e anche la pelle d’oca…mi sto commuovendo a distanza di più di 40 anni… Rileggendo, non mi sembra ancora vero.
Alla prima PS, la “Due Mari”, vince Tabaton, a ruota Guizzardi e Pelganta, ma noi siamo ottavi a pari merito con Fusaro e a soli 6 secondi da Bettega che è settimo… Mamma mia… Tutto ok, noi non abbiamo i tempi, solo chi ha alle spalle una Scuderia lo può sapere… Partiamo per la seconda PS, San Martino, tutto bene o quasi, usciamo dalla prova e siamo ancora in gara, vince Fusaro, seguito da Tabaton e Pelganta e noi siamo ancora lì, settimi, a pochi secondi da Bettega che è sesto. Ma abbiamo fatto anche un “lungo”, siamo usciti di muso e la macchina si è appoggiata sul pianale. Ci ha ritardato un poco, per fortuna, ma il tubo di scarico si è sfilato dal collettore del motore e penzola agganciato solo al gommino che trattiene, dietro, la marmitta al telaio… Non avevamo nessuna assistenza, da nessuna parte, per risolvere il problema e ci accorgemmo subito che il tubo si puntava, penzolando, contro il senso di marcia, con un grande frastuono e sbattendo violentemente contro il fondo scocca…impossibile procedere, ci stava massacrando il pianale ed era anche pericoloso procedere così. Non avevamo alternative, quindi decidemmo che, non potendo procedere così, l’unica soluzione era tagliare la fettuccia di gomma che tratteneva tutto il tubo di scarico e lasciarlo a bordo strada… Ok, qui arriva la doccia fredda: alla partenza della terza PS, il solerte e implacabile Commissario con cui già avevo avuto l’occasione di imbattermi al Rally di Cesena…cosa fece? Ritirò la Tabella di marcia a Fabio e ci squalificò sul posto, non per sicurezza, ma ritenendo dolosa l’asportazione dello scarico, per ottenere illecitamente un incremento di potenza, di cui dubito fortemente. In ogni caso, avrebbe potuto farci continuare “Sub Judice” e accertare i fatti realmente accaduti.
Così terminò la nostra gara, con tutti i sacrifici, le spese, l’impegno profuso, vanificate per un giudizio arbitrario e decisamente inappropriato. Fine del Sogno. Al termine, fummo “caldamente” consigliati (dalle “alte sfere”), per il nostro bene, di non interporre appello, in quanto (dal momento che tutti erano al corrente di quanto fosse stata irregolare e ingiustificata la nostra squalifica), l’eventuale accoglimento avrebbe potuto anche comportare l’annullamento della gara e della classifica per tutti gli altri colleghi…e ovviamente non ci avrebbe portato alcun giovamento se non le ire di tutti gli altri. Quindi obbedimmo e prendemmo tristemente atto, senza obiettare. Non finisce qui. Ricevemmo un telegramma con cui ci avvisavano che eravamo convocati in giudizio dalla Commissione Disciplinare della CSAI per il nostro supposto dolo. Il Giudice DINI, a Verona, (ben informato sui fatti realmente accaduti) ci assolse con formula piena, ma non credo che il Commissario in questione abbia pagato per le conseguenze dovute al Suo sommario giudizio di colpevolezza, giustiziandoci sommariamente “sul campo” di battaglia.